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sabato 26 novembre 2011

La "law of levels di Kracauer

Micro e macrostoria di Carlo Ginzburg
(...) Dapprima "microstoria" sembra essere per lui un mero sinonimo di "ricerca monografica". Ma il paragone tra "microstoria" e primo piano cinematografico (close-up) (ovvio da parte dell'autore di From Caligari to Hitler) introduce elementi nuovi. Kracauer osserva alcune ricerche di carattere specifico, come per esempio quelle di Hubert Jedin sui concilii di Costanza e di Basilea, possono modificare le visioni di insieme tracciate dalla macrostoria. Dobbiamo dunque concludere, con Aby Warburg, che "Dio è nel particolare"? Questa è la tesi sostenuta da "due grandi storici" come (l'accostamento proposto da Kracauer è significativo) il Tolstoj di Guerra e Pace e sir Lewis Namier. Ma nonostante la simpatia manifestata per queste posizioni, Kracauer riconosce che esistono fenomeni afferrabili soltanto attraverso una prospettiva macroscopica. Ciò significa che la conciliazione fra macro e microstoria non è affatto scontata (come ritiene invece, a torto, Toynbee). E tuttavia essa va perseguita. Secondo Kracauer, la soluzione migliore è quella seguita da Marc Bloch nella Société féodale: un continuo andirivieni tra micro e macrostoria, tra close-ups e campi lunghi o lunghissimi (extreme long shots), tale da rimettere continuamente in discussione la visione complessiva del processo storico attraverso eccezioni apparenti e cause di breve periodo. Questa prescrizione metodologica sfociava in un'affermazione di natura decisamente ontologica: la realtà è fondamentalmente discontinua ed eterogenea. Pertanto nessuna conclusione raggiunta a proposito di un determinato ambito può essere trasferita automaticamente a un ambito più generale (è quella che Kracauer chiama "law of levels"). 

pubblicata su Il filo e le tracce (vero falso finto)
Feltrinelli nel 2006

libro non disponibile avuto in prestito da Biblioteca Comunale di Sasso Marconi
per info, precisazioni o richieste: irtondo@hotmail.com
contatti biblioteca: 051/840872 - biblioteca@sassomarconi.provincia.bologna.it

sabato 15 ottobre 2011

ninguno de los grandes banquetes descritos por la literatura barroca

brano di Los mares del Sur (I mari del Sud) di Manuel Vàzquez Montalbàn

»Me aterra que la posibilidad de gozar de la vida desaparezca. No sólo es cuestión de dinero, aunque lo es.
Cuando era niño descubrí qué es la felicidad, qué es el gozo, gracias a ron pedazo de calabaza y una rodaja de
salchichón. ¿Ha leído usted Cuore, de D’Amicis? Hoy es un libro pedagógicamente impresentable, pero form;i
parte de la educación sentimental de mi generación y probablemente de la suya. Recuerdo una escena., urna.
excursión campestre de Enrico, el chico protagonista, con otros compañeros de clase y entre ellos Procusa, el hijo
de un albañil. Es precisamente el padre de Procusa quien les lleva de excursión y en un momento se ponen a
comer y les da una rodaja de calabaza con salami por encuna. ¿Qué le parece? Es una maravilla. Es la alegría de
la naturaleza y de la comida espontánea. Literaria.mente no hay otro acto de comer tan hermoso hasta
Hernirigway. En Al otro lado del río y entre los árboles cuenta simplemente la comida de un pescador consistente
en una lata de judías con tocino que guisa en una hoguera al lado del río. Junto a la comida de Cuore a la de
Hemingway no puede situarse ninguno de los grandes banquetes descritos por la literatura barroca. Pues bien.
Estas posibilidades de gozo desaparecerán. Los astros no mienten. Todo nos lleva a la muerte y a la extinción.

traduzione di Hado Lyria

"Mi terrorizza che scompaia la possibilità di godersi la vita. Non è solo questione di denaro, anche se lo è. Da bambino ho scoperto cosa siano la felicità e il piacere, grazie a una foglia di zucca e un salsicciotto. Ha mai letto Cuore di De Amicis? Oggi è un libro pedagogicamente impresentabile, ma fa parte dell'educazione sentimentale della mia generazione e probabilmente della sua. Ricordo una scena, una gita in campagna di Enrico, il ragazzino protagonista, con altri compagni di classe tra cui Coretti, il figlio di un muratore. E' per l'appunto il padre di Coretti a portarli in gita e offre loro dei salsicciotti su una foglia di zucca. Che gliene pare? E' una meraviglia. E' la gioia della natura e del mangiare spontaneo. Fino a Hemingway non ritroviamo nella letteratura un'altra scena altrettanto bella su un pasto. In Di là dal fiume tra gli alberi racconta con semplicità quello di un pescatore consistente in una scatola di fagioli con pancetta che si cucina su un falò sul greto di un fiume. I grandi banchetti della letteratura barocca non sono paragonabili ai pasti descritti da Cuore e da Hemingway. Ebbene. Queste possibilità di godimento stanno per scomparire. Gli astri non mentono. Tutto ci porta alla morte e all'estinzione." 


pubblicata su I mari del Sud
Feltrinelli nel 2002
(prima edizione 1979)

libro disponibile
per info, precisazioni o richieste: irtondo@hotmail.com

venerdì 30 settembre 2011

Countdown to War

Countdown to War (it. Sull'orlo del precipizio) di Richard Overy (2011) Feltrinelli prima edizione 2009


dalla quarta di copertina:
Richard Overy è professore di Storia all'Università di Exeter, dopo aver insegnato al Queen's College di Cambridge e al King's College di Londra. Membro della Royal Historical Society e della british Academy, nel 2001 ha ricevuto il premio Samuel Eliot Morison per i suoi studi di scuola militare. E' autore di libri fondamentali sulla Seconda Guerra Mondiale tra cui, tradotti in italiano, Russia in guerra 1941-1945 (ed. Il Saggiatore 2000), La strada della vittoria - Perché gli alleati hanno vinto la seconda guerra mondiale (Il Mulino 2002) e Interrogatori - Come gli alleati hanno scoperto la terribile realtà del Terzo Reich (Mondadori 2002).

brano tratto da pagina 98:
Il mattino del 3 settembre il dado era tratto. Nella tarda serata si era arrivati alla decisione definitiva di presentare un ultimatum a breve scadenza, e durante la notte non era successo nulla che potesse cambiare le carte in tavola. Halifax arrivò al ministero degli Esteri britannico alle dieci del mattino, ma scoprì che "non c'era niente da fare". Fu poi informato che Nevile Henderson aveva consegnato l'ultimatum come gli era stato detto, quindi alle 10.50 arrivò una telefonata di Dahlerus, il quale suggerì di inviare immediatamente Goring per un colloquio finale. Cadogan ha poi raccontato di aver gridato "Col cavolo!" allo svedese, mentre Halifax diede una risposta più ponderata, anche se il senso era uguale.
Alle undici Halifax e Cadogan si recarono a piedi fino a Downing Street per sentire gli esiti dell'ultimatum. La strada era affollata di londinesi. Nelle fotografie vediamo di solito una folla entusiasta, tutta sorrisi e Union Jack. Al numero 10, la BBC aveva improvvisato uno studio perché Chamberlain potesse rivolgersi via radio alla nazione. Alle 11.10, dieci minuti dopo la scadenza dell'ultimatum britannico, non essendo arrivate novità da Berlino, il primo ministro ordinò ai vari reparti militari di "ritenersi in guerra".

libro disponibile
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domenica 4 settembre 2011

Reunion

Reunion (it. L'amico ritrovato) di Fred Uhlman (2011) Feltrinelli prima edizione 1971



dall'introduzione di Arthur Koestler:
Dal punto di vista del formato, L'amico ritrovato non è né un romanzo né un racconto, ma una novella, forma letteraria più apprezzata sul continente che qui. Pur essendo priva della complessità strutturale e delle qualità panoramiche del romanzo, differisce dal racconto, in quanto quest'ultimo si articola generalmente intorno a un unico episodio, a un frammento di vita, mentre la novella aspira ad essere qualcosa di più completo: un romanzo in miniatura.

brano tratto da pagina 48:
Ricordo ancora un'accanita discussione tra mio padre e un sionista incaricato di raccogliere fondi per Israele. Mio padre detestava il sionismo, che giudicava pura follia. La pretesa di riprendersi la Palestina dopo duemila anni gli sembrava altrettanto insensata che se gli italiani avessero accampato diritti sulla Germania perché un tempo era stata occupata dai romani. Era un proposito che avrebbe provocato solo immani spargimenti di sangue, perché gli ebrei si sarebbero scontrati con tutto il mondo arabo. E comunque cosa c'entrava lui, che era nato e vissuto a Stoccarda, con Gerusalemme?
Quando il sionista accennò ad Hitler, chiedendogli se il nazismo non gli facesse paura, mio padre rispose: "Per niente. Conosco la mia Germania. Non è che una malattia passeggera, qualcosa di simile al morbillo, che passerà non appena la situazione economica accennerà a migliorare. Lei crede sul serio che i compatrioti di Goethe e di Schiller, di Kant e di Beethoven, si lasceranno abbindolare da queste sciocchezze? Come osa offendere la memoria dei dodicimila ebrei che hanno dato la vita per questo paese?  Fur unsere Heimat?"

libro disponibile
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The Iron Heel

The Iron Heel (it. Il tallone di ferro) di Jack London (2010) Feltrinelli
prima edizione 1907



dalla prefazione di Goffredo Fofi:
Il Tallone di Ferro ha assunto in più periodi la funzione di una piccola bibbia popolare del socialismo scientifico. Nell'introduzione all'edizione francese del '22, il borghese Anatole France, allora "simpatizzante" rivoluzionario, scrisse insieme a molte sciocchezze che nel 1907, quando il libro era uscito, "dei sinceri socialisti l'accusarono di gettare la paura nel partito", partito che London e sua moglie abbandonarono poco tempo dopo a causa del suo moderatismo. L'enorme successo del libro - che pare capitasse allora anche nelle mani di Mussolini e influisse non poco sulla sua formazione, tanto che egli non lo dimenticò quando fu al potere, vietandone la ristampa e la diffusione - doveva essere purtroppo consolidato dalla prima guerra mondiale. La carneficina cui si assistette, le repressioni controrivoluzionarie, la stessa rivoluzione sovietica, dimostrarono quanto London avesse invece giustamente profetizzato.

brano tratto da pagina 84:
Fu verso quell'epoca che cominciarono a piovere intorno a noi, fitti e reali, gli avvertimenti del futuro. Ernest aveva già espresso alcuni dubbi sul grado di prudenza di cui mio padre dava prova, ricevendo in casa socialisti e sindacalisti noti, e frequentando apertamente le loro riunioni; ma mio padre aveva riso di quelle preoccupazioni. Quanto a me imparavo molte cose conversando con i leaders e i pensatori della classe operaia. Vedevo il rovescio della medaglia. Ero sedotta dall'altruismo e dal nobile idealismo che vedevo in loro e, nello stesso tempo, ero spaventata dall'immensità del nuovo orizzonte letterario, filosofico, scientifico e sociale che mi si apriva davanti. Imparavo rapidamente, ma non abbastanza in fretta per capire sin d'allora il pericolo della nostra posizione. 

libro disponibile
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martedì 12 luglio 2011

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi (2009) Feltrinelli
prima edizione 1994


dalla quarta di copertina:
Lisbona, un fatidico Agosto del 1938, la solitudine, il sogno, la coscienza di vivere e di scegliere, dentro la Storia. Un grande romanzo civile. Ventidue traduzioni all'estero. Una memorabile interpretazione cinematografica di Marcello Mastroianni. Una storia che continua a suscitare il fascino e la meraviglia delle opere destinate a durare nel tempo. 

brano tratto da pagina 64/65:
Però io faccio il giornalista, replicò Pereira. E allora?, disseSilva. Allora devo essere libero, disse Pereira, e informare la gente in maniera corretta. Non vedo il nesso, disse Silva, tu non scrivi articoli di politica, ti occupi della pagina culturale. Pereira a sua volta posò la forchetta e mise i gomiti sul tavolo. Sei tu che devi starmi bene a sentire, replicò, immagina che domani muoia Marinetti, lo hai presente Marinetti? Vagamente, disse Silva. Ebbene, disse Pereira, Marinetti è una carogna, ha cominciato col cantare la guerra, ha fatto apologia delle carneficine, è un terrorista, ha salutato la marcia su Roma, Marinetti è una carogna e bisogna che io lo dica. Vai in Inghilterra, disse Silva, là potrai dirlo quanto ti pare, avrai un sacco di lettori. Vado a letto, disse, l'Inghilterra è troppo lontana.

libro disponibile
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domenica 26 giugno 2011

Ireland Divided

Ireland Divided (L'Irlanda divisa) ballata tradizionale irlandese


Ireland divided never shall be-free,
Ireland divided calls to you and me,
To hear her call would fill your eyes with tears,
Hear her calling, calling for volunteers.


Ireland divided never shall be free,
Ireland divided calls to you and me,
'Twas for the call that Joe McKelvey died,
Died as a martyr, dead but shall never die.


God Bless old Ireland every night I pray,
Keep her safe till that uncertain day,
When her true sons can tell the wide world o'er,
Freedom for Ireland! A Republic for evermore!



traduzione di Alessandro Carrera

L'Irlanda divisa non sarà mai libera,
L'Irlanda difisa fa appello a te e a me,
le sue sciagure hanno riempito i miei occhi di lacrime,
la sento che chiama, che invoca volontari.


Amici miei, non lo dimentichiamo, la sacra causa dell'Irlanda
va sostenuta contro le crudeli leggi d'Inghilterra.
È per questa causa che John mcKelvey è morto
è morto come pensavano loro, amici miei, è morto ma
non morirà mai.



Dio benedica la vecchia Irlanda giorno e notte,
e la guidi sicura a quel giorno ancora incerto
in cui tutti i suoi figli fedeli diranno al mondo intero,
libertà per l'Irlanda! Libertà per sempre!


pubblicata su Avvolgetemi nella verde bandiera a cura di Benedetta Tobagi
Le Nuvole Feltrinelli nel 2007

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venerdì 13 maggio 2011

Vor dem Gesetz

Vor dem Gesetz (Davanti alla legge) di Franz Kafka

Davanti alla legge sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere alla legge. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire. L'uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no.» Poiché la porta di ingresso alla legge è aperta come sempre e il guardiano si scosta un po', l'uomo si china per dare, dalla porta, un'occhiata nell'interno. 
Il guardiano, vedendolo, si mette a ridere, poi dice: «Se ti attira tanto, prova a entrare ad onta del mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l'ultimo dei guardiani. All'ingresso di ogni sala stanno dei guardiani, uno più potente dell'altro. Già la vista del terzo riesce insopportabile anche a me
L'uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti; ma ora, osservando più attentamente il guardiano chiuso nella sua pelliccia, il suo gran naso a becco, la lunga e sottile barba nera all'uso tartaro decide che gli conviene attendere finché otterrà il permesso. Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere a lato della porta. 
Giorni e anni rimane seduto lì. Diverse volte tenta di esser lasciato entrare, e stanca il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopone a brevi interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande fatte con distacco, alla maniera dei gran signori, e alla fine conclude sempre dicendogli che non può consentirgli l'ingresso. L'uomo, che si è messo in viaggio ben equipaggiato, dà fondo ad ogni suo avere, per quanto prezioso possa essere, pur di corrompere il guardiano, e questi accetta bensì ogni cosa, pero gli dice: «Lo accetto solo perché tu non creda di aver trascurato qualcosa
Durante tutti quegli anni l'uomo osserva il guardiano quasi incessantemente; dimentica che ve ne sono degli altri, quel primo gli appare l'unico ostacolo al suo accesso alla legge. Impreca alla propria sfortuna, nei primi anni senza riguardi e a voce alta, poi, man mano che invecchia, limitandosi a borbottare tra sé. Rimbambisce, e poiché, studiando per tanti anni il guardiano, ha individuato anche una pulce nel collo della sua pelliccia, prega anche la pulce di intercedere presso il guardiano perché cambi idea. 
Alla fine gli s'affievolisce il lume degli occhi, e non sa se è perché tutto gli si fa buio intorno, o se siano i suoi occhi a tradirlo. Ma ora, nella tenebra, avverte un bagliore che scaturisce inestinguibile dalla porta della legge. Non gli rimane più molto da vivere.
Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell'uomo. «Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile
«Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l'uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all'infuori di me, ha chiesto di entrare?»
Il guardiano si accorge che l'uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l'ingresso. E adesso vado e la chiudo.»


racconto del 1914, pubblicato su La metamorfosi e tutti i racconti pubblicati in vita
Feltrinelli nel 2010

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Die Werwandlung

Die Werwandlung (it. La metamorfosi) di Franz Kafka (2010) Feltrinelli
prima edizione 1915



dalla quarta di copertina:
"Kafka - scrive Klaus Wagenbach nella prefazione - l'inventore di storie. L'inventore del 'singolare apparecchio' della Colonia penale, dell'insetto immondo della Metamorfosi, del messaggero che non arriva mai, della scimmia parlante. Queste versioni sono rimaste nella memoria dei lettori e con esse una lingua che per concisione e freddezza le rende ancora più vivide ed efficaci.

brano tratto da pagina 105:
Eppure, eppure, quello era davvero suo padre? Lo stesso uomo che un tempo, le mattine che Gregor partiva per un viaggio d'affari, giaceva stanco, sepolto nel suo letto; l'uomo che, le sere in cui lui tornava a casa, lo accoglieva in poltrona avvolto nella veste da camera; che non essendo  propriamente in grado di alzarsi, in segno di gioia si limitava ad alzare le braccia, l'uomo che nelle rare passeggiate fatte insieme qualche domenica all'anno e nelle festività maggiori arrancava con sforzo tra Gregor e la madre, sempre camminando un po' più lento di loro, pure già lenti, avvolto nel vecchio cappotto e appoggiando cautamente il bastone a gruccia e che, quando voleva dire qualcosa, quasi sempre si fermava e radunava intorno a sé il suo seguito? Ma adesso stava eretto in un'aderente uniforme blu con i bottoni d'oro, come quelle che portano gli uscieri delle banche; sopra l'alto colletto rigido della giacca traboccava l'abbondante doppio mento; da sotto le sopracciglia cespugliose usciva, fresco e attento, lo sguardo degli occhi neri; i capelli bianchi, solitamente arruffati, erano lisciati in una pettinatura con la riga, meticolosamente precisa e lucente.

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