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lunedì 26 dicembre 2011

The Moon is Down

The Moon is Down (it. La luna è tramontata) di John Steinbeck (1962) Oscar Mondadori
prima edizione 1942



dalla seconda di copertina:
L'insopprimibile anelito alla libertà, la volontà di un popolo che non si lascia asservire dal nemico, questo è l'assunto de La luna è tramontata. Passata la sorpresa, superato il primo momento di sbigottimento, il paese conquistato reagisce, organizza la riscossa. (...) Scritto in giorni di estremo pericolo per la civiltà, La luna è tramontata trascende la cronaca; non si parla di Norvegia e di tedeschi, si chiamano invece in causa alcuni motivi fondamentali dell'uomo che alla violenza oppone la violenza, che al tradimento oppone l'odio più feroce e più deciso, che intende riscattare a tutti i costi la propria libertà. Motivi così profondi e perenni fanno di quest'opera di Steinbeck non un libro d'occasione, ma un'opera d'arte valida in ogni tempo.

brano tratto da pagina 89:
Alle undici la neve cadeva pesantemente a grossi fiocchi soffici e il cielo era completamente invisibile. La gente andava e veniva tra la neve che cadeva, e la neve si ammonticchiava dinanzi alle porte, sulla statua della piazza e sulla minuscola ferrovia dalla miniera al porto. La neve si ammonticchiava e i vagoncini slittavano sulle rotaie sotto la spinta. E sulla città incombeva un'ombra ch'era ancor più cupa della nuvola, e sulla città incombeva una tetraggine immensa e un odio gelido e crescente. La gente non si soffermava a lungo per le strade, ma varcava le soglie, le porte si chiudevano e sembrava che vi fossero occhi a spiare dietro le tendine, e quando i militari passavano per la strada o quando la ronda percorreva il corso, gli occhi si appuntavano sulla pattuglia, freddi e tetri. E nelle botteghe la gente entrava a comperare qualcosa da mangiare a colazione e chiedeva la merce, la otteneva, pagava e se ne andava senza nemmeno scambiare il buongiorno con il negoziante.

libro non disponibile avuto in prestito da Biblioteca Comunale di Sasso Marconi
per info, precisazioni o richieste: irtondo@hotmail.com
contatti biblioteca: 051/840872 - biblioteca@sassomarconi.provincia.bologna.it

domenica 5 giugno 2011

The Grapes of Wrath

The Grapes of Wrath (it. Furore) di John Steinbeck (2002) Gruppo Editoriale L'Espresso
prima edizione 1939



dalla seconda di copertina:
Capolavoro indiscusso di John Steinbeck, punta di diamante del realismo americano, uscì nel 1939, quando le rapide conquiste del New Deal roosveltiano avevano già neutralizzato quasi tutto l'incubo della Grande Depressione. Anche per questo probabilmente, il suo successo fu enorme e immediato: quell'incubo tornava a risultare dalle pagine del libro in tutta la sua evidenza e drammaticità, ma anche inevitabilmente, coi tratti consolatori dello scampato pericolo. 
Eppure nel romazo di consolatorio c'è ben poco: l'odissea della famiglia Joad, una famiglia di contadini costretta dalla miseria e dalla fame a lasciare l'Oklahoma per raggiungere la lontanissima California alla ricerca angosciosa di un lavoro e di un posto dove vivere, è una vera e propria esplorazione dell'inferno: l'inferno sociale e morale di un'America stremata, in cui pochissimi profittatori accumulavano, sporche fortune grazie allo sfruttamento inumano e violento di masse sempre più grandi di agricoltori e mezzadri ridotti sul lastrico in cui ogni tentativo di ribellione veniva soffocato nel sangue da un potere che la malavita andava velocemente e massicciamente sottraendo agli organi istituzionali.
La sconfitta dei Joad e di Tom, il figlio più consapevole e coraggioso, è una sconfitta senza riscatto, che tuttavia lascia intavedere, nelle forme di spontanea e irriflessa solidarietà capaci di svilupparsi tra le vittime, la traccia ancorché labile di una speranza: esigua, certo, rischiosa e persino patetica; ma comunque ferma a testimoniare, pur dentro l'inferno, una ineliminabile possibilità di bene. 

brano tratto da pagina 39:
E alla fine i rappresentanti venivano al dunque. La mezzadria era un sistema che non funzionava più. Un uomo solo, sulla trattrice, ora sostituisce dodici, quattordici famiglie. Gli si dà un salario e si prende tutto il raccolto. Non c'è scampo. Doloroso, ma è così. Il mostro è malato: qualcosa gli è accaduto.
Ma a furia di cotone la farete morire, la terra.
Lo sappiamo, ma prima che muoia vogliamo tutto il cotone che può darci. Poi la venderemo. C'è un mucchio di famiglie, nell'Est, che non sognano altro che comprare un pezzo di terra.
I mezzadri alzavano gli occhi, pieni di spavento. E noialtri? Come si mangia?
Eh, a voi non resta che andarvene altrove. Viene la trattrice.
Ed ora gli uomini accoccolati si rizzavano in piedi, furenti. Ma questa terra l'ha presa mio nonno agli indiani, rischiando la pelle. E mio padre c'è nato e l'ha lavorata, lottando disperato contro i serpenti e le erbacce. Poi è venuto un anno cattivo e ha dovuto ipotecare. E noialtri siamo tutti nati qui. Ecco là i nostri bambini... anche loro sono nati qui. Anche allora quando mio padre ha fatto l'ipoteca, anche allora il padrone era la banca, ma ci ha lasciati stare e ci spettava un tanto su ogni prodotto.
Tutto questo lo sappiamo, ma non siamo noi, è la banca. Una banca non è mica un uomo. E neanche è un uomo il padrone di cinquantamila acri. Non è altro che il mostro.
Va bene, gridavano i mezzadri, ma la terra è nostra. L'abbiamo misurata noi, dissodata noi. Siamo nati qui, qui ci hanno ucciso, qui siamo morti. Anche se non è buona, è nostra lo stesso. L'esserci nati, l'averla lavorata, l'esserci morti la fa nostra. Questo ce ne da il possesso, non una carta con dei numeri sopra.
È doloroso, ma noi non c'entriamo. È il mostro. La banca non è un essere umano.

libro non disponibile avuto in prestito da Biblioteca Cesare Pavese di Casalecchio di Reno 
per info, precisazioni o richieste: irtondo@hotmail.com
contatti biblioteca: 051/598300 - biblioteca@comune.casalecchio.bo.it